Mottura vini del Salento
LanguageITENDERU
Vitigni Autoctoni

PRIMITIVO
Deve il suo nome alla maturazione precoce delle uve che è tra la fine di agosto e i primi di settembre.
Le coltivazioni, prevalentemente ad alberello, ma anche a spalliera, si estendono nelle zone del tarantino, nel Salento e a Gioia del Colle, nel barese.

Le origini di questo vitigno sono incerte: si ipotizza che possa provenire dalla Dalmazia e dall’Illiria, giunto nel Salento 4000 anni fa con quei Fenici che emigravano dalle terre che oggi corrispondono a Siria e Libano.
Recenti ricerche hanno dimostrato la parentela genetica tra il Primitivo, lo Zinfan del californiano e il Crijenac croato. Sembra infatti che tutti e tre abbiano seguito le stesse rotte nel mediterraneo orientale.

Il Primitivo trova la sua collocazione su terreni caratterizzati da roccia calcarea tufacea, su strato di argilla e su terreni rossi di composti ferrosi.
Si ottengono vini corposi, concentrati, ricchi di estratti e, nelle zone maggiormente ventilate ed esposte a escursioni termiche, anche molto profumati e con uno spettro aromatico persistente.

 

NEGROAMARO
Il nome deriva dal termine dialettale “niuru maru”, cioè “due volte nero”, da niger in latino e mavros in greco antico (da cui il dialettale maru) per il caratteristico colore nero dell’acino e il sapore ticamente amarognolo del vino che se ne ricava. E’ molto diffuso in Puglia, in particolare nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto.
Le origini di questo vitigno sono molto antiche, sembra infatti che sia stato importato nel Salento dai Greci più di 2000 anni fa. Solo nell’Ottocento però si trovano le prime citazioni del nome.

Viene coltivato in tutto l’arco jonico leccese, nel brindisino e in provincia di Taranto.  Le uve maturano in genere tra fine settembre e inizio ottobre. È adattabile con facilità a diversi tipi di terreno, con preferenza per quelli calcareo-argillosi, e ai climi caldi anche se aridi. iene allevato prevalentemente ad alberello e a tendone, con potatura lunga o corta.
Viene spesso associato in uvaggio con la Malvasia nera di Brindisi ma è anche vinificato in purezza.

 

FIANO
È un antico vitigno a bacca bianca di epoca romana, denominato anche Latino per distinguerlo dai vitigni greci. Originario dell’Italia meridionale, il suo nome deriva probabilmente dalle uve “apianae”, citate da Columella e da Plinio, per la capacità che avevano questi frutti altamente zuccherini di attirare le api. Le prime viti furono piantate a Lapio, una località dell’avellinese che prese il nome dell’uva e dove tutt’ora si produce il Fiano. Da queste uve si ottengono vini robusti e di buona finezza aromatica.
Un tempo era un vino dolce, leggermente frizzante; oggi il Fiano è un vino bianco secco, intenso, elegante e strutturato, adatto anche all’invecchiamento.

 

TREBBIANO
È un vitigno a bacca bianca, molto diffuso nell’Italia Centrale. La sua grande diffusione è dovuta anche alla grande produttività e alla buona resistenza alle malattie. Viene utilizzato anche in Francia, dove prende il nome di Ugni Blanc o Saint-Emilion, per produrre il Cognac e l’Armagnac, mentre in Spagna è utilizzato per la produzione del Brandy. In Italia ottimi risultati nella produzione del Vin Santo, grazie all’appassimento sui graticci, supportato anche dalla presenza aromatica della Malvasia.

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